  {"id":3534,"date":"2022-04-20T11:23:03","date_gmt":"2022-04-20T09:23:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastphotogrant.com\/?page_id=3534"},"modified":"2022-04-20T11:23:17","modified_gmt":"2022-04-20T09:23:17","slug":"comunicato-stampa-sesta-edizione-2019-20","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/mastphotogrant.com\/it\/edizioni-precedenti\/sesta-edizione-2019-20\/comunicato-stampa-sesta-edizione-2019-20\/","title":{"rendered":"Comunicato stampa sesta edizione 2019\/20"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><strong>MAST PHOTOGRAPHY GRANT ON INDUSTRY AND WORK 2020<\/strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Apre l&#8217;8 ottobre 2020 la mostra dei lavori della sesta edizione del concorso fotografico della Fondazione MAST.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;esposizione dei lavori di <\/strong>\u201c<strong>MAST Photography Grant on Industry and Work<\/strong>\u201d, concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti, presenta le opere dei cinque finalisti della sesta edizione: <strong>Chloe Dewe Mathews<\/strong>, <strong>Alinka Echeverr\u00eda<\/strong>, <strong>Maxime Guyon<\/strong>, <strong>Aapo Huhta<\/strong> e <strong>Pablo L\u00f3pez Luz<\/strong>. Questi giovani fotografi sono stati selezionati tra quarantasette candidati provenienti da tutto il mondo e hanno sviluppato un progetto <strong>originale<\/strong> e <strong>inedito<\/strong> per la Fondazione MAST. In occasione dell\u2019apertura della mostra, allestita nella PhotoGallery a cura di Urs Stahel, verr\u00e0 annunciato il vincitore dell&#8217;edizione 2020. I cinque i progetti affrontano temi di grande attualit\u00e0: i danni ambientali causati dall&#8217;agricoltura intensiva, il ruolo della donna tra presente e passato nel campo dell\u2019industria cinematografica e dell\u2019informatica, il fascino della tecnologia e del design del prodotto industriale, l\u2019impatto dell\u2019Intelligenza Artificiale sui modi di vita tradizionali e l\u2019omologazione indotta dall\u2019industria globale della moda.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MAST PHOTOGRAPHY GRANT ON INDUSTRY AND WORK<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOgni due anni, la Fondazione MAST, attraverso il MAST Photography Grant on Industry and Work- spiega il curatore della mostra, Urs Stahel &#8211; offre a giovani fotografi l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell\u2019industria e della tecnica, con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l\u2019universo della produzione. E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere\u201d. I progetti selezionati per questa sesta edizione sono diversi tra loro, ma legati dall\u2019attualit\u00e0 dei temi affrontati e dalla molteplicit\u00e0 dei mezzi di rappresentazione scelti.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>Chloe Dewe Mathews <\/strong>mostra i danni ambientali delle coltivazioni intensive nei <em>polytunnel<\/em>, le strutture in plastica che ricoprono quattrocento chilometri quadrati di superficie terrestre per consentire di produrre ortaggi tutto l\u2019anno; <strong>Alinka Echeverr\u00eda<\/strong> guarda alla quarta rivoluzione industriale ricostruendo le storie di tre donne del passato, pioniere nel campo dell\u2019industria cinematografica e dell\u2019informatica; <strong>Maxime Guyon<\/strong> usa il mezzo fotografico al massimo delle sue potenzialit\u00e0 per restituirci gli aspetti tecnologici e le alte prestazioni degli aerei; <strong>Aapo Huhta<\/strong> esplora il mondo dell\u2019Intelligenza Artificiale e mostra come \u201cla macchina\u201c legga in modo eticamente sospetto le immagini, sollevando dubbi sulle modalit\u00e0 di implementazione dei software; <strong>Pablo L\u00f3pez Luz <\/strong>fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in America Latina, che resistono all\u2019omologazione imposta dall\u2019industria globale della moda e porta la riflessione sul paesaggio urbano quale luogo privilegiato per cogliere le trasformazioni sociali e culturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato nel 2007 per sostenere la ricerca sull\u2019immagine dell\u2019industria e del lavoro e dare voce ai talenti emergenti, il <strong>MAST Photography Grant on Industry and Work<\/strong>, promosso da Fondazione MAST, consente ai giovani fotografi che vincono la borsa di studio di sviluppare un progetto su industria e lavoro e di realizzare una mostra accompagnata da un catalogo. Nel tempo il concorso ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che ora fanno parte della storica e articolata collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST, curata da Urs Stahel.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I FINALISTI.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chloe Dewe Mathews<\/strong> (Londra, Regno Unito, 1982) &#8211;\u00a0 Nel progetto <em>For a Few Euros More<\/em> (<em>Per qualche euro in pi\u00f9<\/em>) indaga le dinamiche dell\u2019agricoltura moderna, mettendo in luce questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale in corso.<br>Il progetto \u00e8 ambientato nel gigantesco Mar de Pl\u00e1stico, il \u201cmare di plastica\u201d che si estende a sudovest di Almer\u00eda, nella Spagna meridionale, fra il litorale e la Sierra Nevada, un\u2019enorme distesa agro-industriale, in cui si produce la met\u00e0 della frutta e verdura che andr\u00e0 a riempire gli scaffali dei supermercati di tutta Europa. Partendo da questi luoghi mette in evidenza tre realt\u00e0 contigue ma molto diverse che caratterizzano la zona: i polytunnel agricoli, una miniera in disuso e i set abbandonati dei film spaghetti western. Sono queste imponenti strutture e queste vestigia cadenti che fanno da sfondo all\u2019installazione video e fotografica di Dewe Mathews e al viaggio di Maruf, il lavoratore stagionale migrante protagonista del video.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alinka Echeverr\u00eda<\/strong> (Citt\u00e0 del Messico, Messico, 1981) &#8211; Nell\u2019opera tripartita <em>Apparent Femininity (Femminilit\u00e0 apparente)<\/em>, celebra la storia di tre figure femminili e mette in luce il ruolo delle donne nella storia del cinema e della programmazione informatica. In <em>Grace<\/em>, con un\u2019animazione a LED creata a partire da una fotografia di Berenice Abbott, ricorda Grace Brewster Murray Hopper, che al termine della sua carriera militare aveva raggiunto il grado di ammiraglio di flottiglia della US Navy Reserve ed \u00e8 stata un\u2019informatica americana, una pioniera del computer. In<em> H\u00e9l\u00e8ne<\/em>, nome molto comune all\u2019epoca del cinema muto, quando alle giovani donne della classe operaia veniva affidato il montaggio delle pellicole, l\u2019artista onora l\u2019abilit\u00e0 delle montatrici con un\u2019installazione costituita da lastre di vetro stampate e collocate su basamenti. Infine, l\u2019artista rende omaggio ad <em>Ada<\/em>, Ada Lovelace, o pi\u00f9 precisamente Augusta Ada King-Noel, contessa di Lovelace, la matematica definita da molti la prima programmatrice della storia, e lo fa con un gigantesco mosaico, un collage fatto di pi\u00f9 parti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Maxime Guyon<\/strong> (Parigi, Francia, 1990) &#8211; Nel suo progetto <em>Aircraft<\/em> realizza fotografie digitali di grande fomato di strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei. Come spiega Milo Keller nel catalogo della mostra \u201cTutto \u00e8 a fuoco in queste immagini, dai piani larghi al dettaglio, dallo scheletro di un\u2019intera cabina al pi\u00f9 piccolo rivetto. C\u2019\u00e8 una sensazione di controllo, di visione frammentata ma totale, artificiale, quasi feticista.\u201d Nelle fotografie iperrealistiche di Guyon non ci sono indizi delle architetture industriali degli hangar e le sagome restano sospese in uno spazio senza cielo e senza tempo, concreto eppure irreale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Aapo Huhta<\/strong> (Haapaj\u00e4rvi, Finlandia,1985) &#8211; In <em>Sorrow? Very Unlikely<\/em> (<em>Tristezza? Molto improbabile<\/em>) esplora i modi in cui l\u2019Intelligenza Artificiale percepisce le fotografie fatte dall\u2019uomo.\u00a0 Il progetto \u00e8 costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini API Vision di Google e Seeing AI di Microsoft, entrambi disponibili al pubblico. Le deduzioni in tempo reale eseguite dalle rispettive IA dei programmi di riconoscimento delle immagini sono state poi trasformate in tracce audio. Il risultato \u00e8 un attrito tra immagine e parola, tra mezzo fotografico e nuove tecnologie che sollevano quesiti inquietanti sul ruolo dell\u2019uomo nel futuro scenario produttivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pablo L\u00f3pez Luz<\/strong> (Messico, 1979) &#8211; Nella serie <em>Baja Moda<\/em> (Bassa moda), realizzato in diverse citt\u00e0 dell&#8217;America latina, guarda criticamente al mondo globale dell&#8217;industria della moda e al tempo stesso analizza due aspetti chiave della cultura latinoamericana contemporanea: identit\u00e0 e resistenza. L\u00f3pez Luz fotografa con occhi attenti, perspicaci, i negozi di abbigliamento e le mode locali, fotografa le vetrine allestite in modo precario, ma organizzate con cura, che fanno intravedere una sorta di orgogliosa resistenza nella decisione di preservare un mestiere e uno stile di vita opponendosi alla tendenza a far confezionare abiti e scarpe nei paesi asiatici, nel rifiuto di arrendersi a nuovi modelli economici e all&#8217;imminente omologazione delle citt\u00e0 invase dai brand internazionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MAST PHOTOGRAPHY GRANT ON INDUSTRY AND WORK 2020 Apre l&#8217;8 ottobre 2020 la mostra dei lavori della sesta edizione del concorso fotografico della Fondazione MAST. 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