  {"id":5230,"date":"2023-07-17T19:03:36","date_gmt":"2023-07-17T17:03:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mastphotogrant.com\/?page_id=5230"},"modified":"2023-07-17T19:04:24","modified_gmt":"2023-07-17T17:04:24","slug":"comunicato-stampa-settima-edizione-2022-23","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/mastphotogrant.com\/it\/edizioni-precedenti\/settima-edizione\/comunicato-stampa-settima-edizione-2022-23\/","title":{"rendered":"Comunicato stampa settima edizione 2022\/23"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La Fondazione MAST<\/strong> presenta da <strong>mercoled\u00ec 25 gennaio<\/strong> le opere dei <strong>cinque finalisti della settima edizione del \u201cMAST Photography Grant on Industry and Work\u201d<\/strong>, concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti: <strong>Farah Al Qasimi, Hicham Gardaf, Lebohang Kganye, Maria Mavropoulou, Salvatore Vitale.<\/strong><br><br>Questi giovani fotografi, selezionati tra <strong>cinquantatr\u00e9 candidati provenienti da tutto il mondo,<\/strong> hanno sviluppato <strong>un progetto originale<\/strong> e <strong>inedito<\/strong> per la Fondazione MAST. Il vincitore \u00e8 stato annunciato oggi: \u00e8 <strong>Hicham Gardaf<\/strong> (Tangeri, 1989) con il progetto <em>In Praise of Slowness<\/em>, selezionato dalla <strong>Giuria<\/strong> composta da <strong>Isabella Ser\u00e0gnoli, Franco\u0327 is H\u00e9bel, Milo Keller, Michael Mack, Simon Njami, Alona Pardo, Giovanna Silva, Urs Stahel, Francesco Zanot. <\/strong>La menzione speciale della Giuria \u00e8 andata a Lebohang Kganye.<br><br>In mostra, allestita nelle Photo Gallery a cura di <strong>Urs Stahel<\/strong>, sono esposti anche i lavori dei <strong>ventiquattro<br>finalisti delle precedenti edizioni<\/strong> del concorso, a formare una grande e multiforme rassegna, una sorta di <strong>giro del mondo per immagini<\/strong>, che vuole celebrare sia il decennale di MAST, sia i quindici anni di impegno nell\u2019organizzazione del Grant per i giovani fotografi (il primo \u00e8 stato assegnato nel 2008).<br><br>\u201cLa Fondazione MAST, attraverso il MAST Photography Grant on Industry and Work &#8211; spiega Urs Stahel &#8211; offre a giovani fotografi l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell\u2019industria e della tecnologia con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l\u2019universo della produzione. E spesso, il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere\u201d.<br><br>I <strong>cinque i progetti<\/strong> dei finalisti affrontano i mutamenti che interessano la <strong>rapida trasformazione del mondo del lavoro<\/strong>: \u201cQuando parliamo di rivoluzione industriale &#8211; scrive Urs Stahel nel testo introduttivo<br>del catalogo &#8211; solitamente facciamo riferimento a un arco temporale che interessa gli ultimi 250 anni, caratterizzato dallo sviluppo tecnico e tecnologico. (\u2026) Negli ultimi 250 anni, tuttavia, lo sviluppo della tecnologia, della scienza e dell\u2019economia \u00e8 stato cos\u00ec rapido, dinamico e radicale da dare luogo a una vera e propria rivoluzione permanente, che ha stravolto la vita delle generazioni che si sono succedute<br>scuotendola sin nelle fondamenta\u201d.<br><br>I progetti selezionati di questa settima edizione del concorso sono diversi tra loro, ma legati dall\u2019attualit\u00e0 del tema affrontato e caratterizzati dalla molteplicit\u00e0 dei mezzi di rappresentazione scelti.<br><br><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Farah Al Qasimi<\/strong> (Abu Dhabi, 1991),si concentra sulla grande comunit\u00e0 araba di Dearborn, nel Michigan, citt\u00e0 natale di Henry Ford nonch\u00e9 sede storica della Ford Motor Company, che mostra un carattere ibrido ed \u00e8 espressione di due culture, quella araba e quella statunitense.<br><\/li>\n\n\n\n<li> <em>In Praise of Slowness<\/em> di <strong>Hicham Gardaf<\/strong> (Tangeri, 1989), vincitore della settima edizione del concorso,\u00e8 una lode alla lentezza: il fulcro tematico \u00e8 rappresentato dal contrasto tra la parte prospera, florida e in espansione della citt\u00e0 di Tangeri, e il fascino antico del suo centro storico, con l\u2019ombra fresca alla base delle mura che ne marcano il perimetro, il passo lento e riflessivo delle persone e dei venditori ambulanti. <br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Lebohang Kganye<\/strong> (Johannesburg, 1990), autrice di un lavoro che non \u00e8 solo fotografico, propone nel progetto <em>Keep the Light Faithfully<\/em> narrazioni di grande effetto e profondit\u00e0. L\u2019artista ha ricevuto la menzione speciale della Giuria. In una sorta di teatro delle ombre cinesi, Lebohang Kganye inscena momenti di vita sudafricana con sagome di personaggi fotografati, ritagliati e applicati su cartone, in ambientazioni valorizzate da una sapiente illuminazione teatrale. <br><\/li>\n\n\n\n<li>L\u2019opera di <strong>Maria Mavropoulou<\/strong> (Atene, 1989) <em>In their own image, in the image of God they created them<\/em> si avvale dell\u2018intelligenza artificiale e in particolare di un software di conversione text-to-image grazie al quale prende vita una molteplicit\u00e0 di immagini cos\u00ec suggestiva, che ci spinge a domandarci se l\u2019intelligenza artificiale rester\u00e0 sempre vincolata alla realt\u00e0 mediante la fotografia, oppure se un giorno sar\u00e0 in grado di realizzare un\u2019opera d\u2019arte pi\u00f9 significativa in autonomia.<br><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Salvatore Vitale<\/strong> (Palermo, 1986) realizza <em>Death by GPS<\/em>: un progetto sul legame tra la gig economy e l\u2019attivit\u00e0 mineraria nella regione del Gauteng, in Sudafrica. Il montaggio in rapida sequenza accosta fotografie documentarie di eventi reali e riprese video di sabotaggi inscenati, invitando chi osserva a riflettere sullo sfruttamento dei gig workers nel tardo capitalismo. <br><br>Il <strong>catalogo<\/strong>, pubblicato dalla Fondazione MAST in versione italiana e inglese, \u00e8 a cura di Urs Stahel e contiene i testi di <strong>Negar Azimi, Federica Chiocchetti, Dominik Czechowski, Elvira Dyangani Ose, Nikolas Ventourakis<\/strong>, i selezionatori dei cinque artisti.<br><br>Nato nel 2007 per sostenere la ricerca sull\u2019immagine dell\u2019industria e del lavoro e dare voce ai talenti emergenti, il <strong>MAST Photography Grant on Industry and Work<\/strong>, promosso dalla Fondazione MAST, consente ai giovani fotografi che vincono la borsa di studio di sviluppare un progetto sui temi in questione e di realizzare una mostra accompagnata da un catalogo. Nel tempo il concorso ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che ora fanno parte della storica e articolata collezione di fotografia industriale della Fondazione MAST.<br><br><strong>Fondazione MAST<\/strong> \u00e8 un\u2019istituzione culturale internazionale e filantropica, basata sulla Tecnologia, l\u2019Arte e l\u2019Innovazione, nata a Bologna nel 2013. Situata accanto alla sede del gruppo industriale Coesia, in un complesso multifunzionale concepito come tramite tra l\u2019impresa e la comunit\u00e0, il MAST \u00e8 un luogo aperto di condivisione e collaborazione in cui ogni cittadino ha accesso all\u2019apprendimento, alle arti, alla fotografia. Gli spazi espositivi ospitano mostre temporanee dedicate alla fotografia industriale e del lavoro.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fondazione MAST presenta da mercoled\u00ec 25 gennaio le opere dei cinque finalisti della settima edizione del \u201cMAST Photography Grant on Industry and Work\u201d, concorso fotografico su industria e lavoro dedicato ai talenti emergenti: Farah Al Qasimi, Hicham Gardaf, Lebohang Kganye, Maria Mavropoulou, Salvatore Vitale. 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